Affiorano i sintomi di una democrazia limitata ed ammalata
HOUSTON, Texas – Il provvedimento della sospensione dei due poliziotti colpevoli d’avere diretto il getto dei loro spray al peperoncino direttamente sul volto dei sostenitori del movimento di “Occupy” all’università della California vicino Sacramento e’ un classico che non inganna nessuno. In primo luogo a pagare per l’incidente gravissimo sarebbero i due tutori dell’ordine di grado inferiore e non il loro capo in base al noto principio manzoniano che i colpi cadono sempre verso il basso e, poi, non si può accettare che i due fossero forniti di tale mezzo per iniziativa personale. Si deve desumere, quindi, che questo tipo d’arma impropria fosse in loro dotazione con evidenti responsabilità di chi ne autorizza la detenzione e l’uso.
L’abuso che ora per calmare l’onda d’indignazione sollevata dall’incredibile video sembra aver determinato la sospensione dei due poliziotti ha messo pero’ a nudo un aspetto molto più preoccupante e che riguarda la nazione nel suo complesso.
Tutti sanno come la nascita delle democrazie moderne fosse determinata dall’aspirazione alla libertà di pensiero e d’espressione osteggiata e negata durante il periodo dei regni e dei regimi dispotici e come tale principio fosse ritenuto il pilastro della fondazione e dell’esercizio della vera democrazia. Come giustificare allora le immagini che giungono dall’est quanto dall’ovest degli Stati Uniti?
I “provvedimenti” messi in atto dal sindaco di New York, lo spray al peperoncino dell’UC mettono a nudo impietosamente le ferite che sono state apportate col passare dei decenni al corpo della splendida creazione americana che, col passare del tempo e per la sfrenata cupidigia dei plutocrati che controllano ora il paese e’ finita per diventare sempre di più uno stato illiberale sotto mentite spoglie. Che lo si ammetta o no, la democrazia americana e’ malata seriamente e sono proprio episodi come quelli che hanno visto i tentativi di zittire con inaudita violenza i contestatori non violenti che dimostrano inequivocabilmente questo teorema.
Si era partiti dall’idea che il cittadino dovesse essere al centro dell’universo democratico del suo paese e si e’ pervenuti alla squallida realtà che si tende di camuffare con mille artifici che il paese deve giocare solo a favore di pochi ricchi e potenti mentre agli altri, tutti gli altri, non resta altro che pietire indecorosamente favori che dovrebbero essere invece diritti di cui usufruire dignitosamente o pagare sulla propria pelle, come i dimostranti californiani, l’ardire di ribellarsi e di denunciare il marcio che ci ha portato sull’orlo del precipizio economico.
Se qualcuno avesse dubbi in proposito, farebbe bene a considerare quanto affermato da Michelle Bachmann in un recente dibattito fra candidati repubblicani alla presidenza.
La beniamina degli estremisti del Tea Party, alla domanda di quale sarebbero stati i programmi sociali che avrebbe tagliato, nel caso in cui fosse diventata presidente, ha affermato d’ispirarsi alla Cina comunista la quale fornisce un buon esempio di una società priva di protezioni sociali. La deputata del Minnesota ha tenuto a precisare che il programma “Great Society” di Lyndon Johnson e’ fallito e “…ci ha messo in uno stato moderno di welfare…” ed ha poi aggiunto “ Se guardate alla Cina, (vedrete ) che non hanno i buoni cibo” ( per i poveri ).
Questo e’ il modello ed il tipo di società che intendono realizzare i repubblicani che fanno a gara per eliminare anche le reti di protezione sociale rimaste ma, questa di oggi, non era certamente la democrazia sognata e realizzata dai padri fondatori del nostro paese. I movimenti di protesta che dilagano ovunque negli Stati Uniti evidenziano come gli Americani ne siano consapevoli e come stiano prendendo coscienza del fatto che, col tempo, gli egoismi prevalsi sono stati in grado di distorcere la vera natura libertaria di una nazione nata come rifugio per chiunque nel mondo aspirasse a vivere, riuscendo a realizzare senza limitazioni il proprio sogno di libertà.
Un grande presidente d’origine tedesca, Dwight D. Eisenhower, pensando certamente alla Germania nazista che era riuscito a sconfiggere, volle avvertire tutti sostenendo che e’ bene che in una nazione l’apparato militare e quello industriale non siano mai in combutta perché, quando ciò avviene come e’ avvenuto poi in America, quello che ne scaturisce e’ una forma di governo totalitario ed illiberale.
Di questa osservazione di Ike si potrà dire tutto ma, certamente, nessuno potrà affermare che il grande generale e presidente repubblicano che aveva espresso questo principio fondamentale fosse un pericoloso rivoluzionario o un comunista, cosi’ come non lo sono altrettanto quelli ai quali oggi, negli Stati Uniti, e’ servito il piatto amaro e disgustoso di una libertà limitata con condimento al peperoncino.
RO PUCCI
11 / 22 / 2011
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