a WINDOW on ITALY
Politici Made in Italy: da galantuomini a malfattori sul piedistallo
HOUSTON, Texas – Quello che sta accadendo nella penisola tricolore ha veramente del parossistico. A volte a chi osserva a distanza il Belpaese di Dante viene proprio da ridere se non si considerasse che, in effetti, non si tratta di una commedia, o forse meglio di una farsa, quanto di una tragedia in cui e’ avviluppato, senza apparente via d’uscita, il popolo italiano. Non si era ancora esaurita l’onda dell’ilarita’ e del disgusto causata dal ministro che s’era ritrovato proprietario di una casa regalatagli senza che ne sapesse niente ed ecco schizzare in primo piano, all’onore della cronaca, la vicenda del Ministro Tremonti che, pero’, colto con le mani nel sacco, ha assicurato se ne andra’ subito da un appartamento diventato ormai rovente.
Crociate di Beppe Grillo a parte, tutte giustificatissime, non credo si debbano fare i salti pindarici per ritenere che gli Italiani adesso, dopo questo ennesimo episodio di corruzione, siano proprio convinti che al parlamento italiano “se non sono disonesti non li prendono.”
Chiaramente le cose non stanno del tutto cosi’ ma, e’ probabile, che non si sia molto lontani dal vero ritenendo che i piu’ siano proprio quelli che delinquono e che farebbero meglio a togliere l’incomodo. Alla favoletta che chi entra in politica lo fa per spirito di missione e per servire la collettivita’ non crede ormai piu’ nessuno e la convinzione piu’ diffusa e’ quella che chi “scende in campo” o si “butta in politica” lo fa per ingrassare se stesso e parecchie delle proprie generazioni a venire. Si spiegano dunque benissimo le leggi fatte per eliminare le scomode intercettazioni telefoniche da cui emerge la spazzatura etica e morale di una classe politica che piu’ che casta dovrebbe essere definita pittosto come la “cesta” del letame.
Ancora una volta, ed e’ il turno di Tremonti, s’assiste all’insulto per l’intelligenza degli Italiani di voler fare credere che un tizio di nome Milanese gli pagava 8.500 euro al mese di affitto e lui non ne sapeva niente. Dopo questo ennesimo scandalo, che insudicia La Lega ed il governo in carica, Bossi ed i suoi faranno forse bene, in fatto di corruzione, a non puntare piu’ il dito accusatore verso Roma ladrona, Napoli ed il sud. All’anagrafe, il Ministro dell’Economia e delle Finanze risulta nato nella lombardissima Sondrio alla quale, dopo essersi inserito benissimo nella capitale, a costo zero di locazione, non fa per nulla onore.
Dai parlamentari galantuomini del primo regno d’Italia s’e’ giunti quindi ai cattivi predicatori che razzolano male e predano benissimo. A colui che ha disegnato l’ultima finanziaria, e che con mestizia l’ha annunciata presentandola come una misura provvidenziale e salvifica, adesso non puo’ non farsi notare che occorre una gran faccia tosta e che e’ facile chiedere sacrifici ai connazionali quando non si e’ disposti neanche a pagarsi la casa in cui si vivere e disponendo di uno stipendio leggermente maggiore di chi deve arrangiarsi con mille euro o, peggio, con una pensione di 500 euro al mese.
C’e’ da chiedersi se siano questi i principi etici che il ministro, che s’atteggia a salvatore dal disastro economico dell’Italia, ha insegnato ai suoi studenti all’Universita’ di Pavia perche’, se cosi’ fosse, si dovrebbe ritenere che, con una formazione delle nuove generazioni di questo tipo, la spazzatura italiana vera o morale che sia rischierebbe proprio di non avere veramente piu’ fine. Forse, a questo punto e da ora in poi, anche l’ateneo pavese dovrebbe considerare piu’ attentamente di che pasta sono fatti i luminari che s’ingaggiano ed ai quali s’affida la formazione professionale e morale dei giovani.
Ancora una volta, regolarmente, s’e’ assistito allo sconcio che, come se nulla fosse avvenuto, invece di dimettersi, di sparire e d’ andare a nascondersi fra le sue montagne il corrotto, colto in fallo, e con una faccia di durezza lapidea, se l’e’ cavata con un gesto di rinuncia che equivale al romanissimo idioma vernacolare, usato sfacciatamente quando si viene scoperti e smascherati e cioe’, per chi non lo ricordasse bene, “A Romole’, io c’ho provato…”.
RO PUCCI
07 / 09 / 2011
