a WINDOW on ITALY
HOUSTON, Texas – “abbiamo rivisto l’impostazione sul nucleare data nel 2009 e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede Europea”. Queste le parole pronunciate a Palazzo Madama dal Min. Paolo Romani mentre al Senato s’approva l’emendamento che ferma il ritorno del nucleare. E’ l’ultima fase di una vera e propria reazione a catena iniziata nella lontana Fukushima, uno sconcertante dietrofront riguardo alla scelta nucleare che sembrava ormai sicura ed inevitabile e che getta una luce sinistra sulla tenuta stessa della vita democratica in Italia.
A proposito di questo provvedimento, quello su cui gli abitanti del Belpaese farebbero bene a riflettere molto di più non e’ tanto la mossa tattica della propria amministrazione tesa a silurare definitivamente un referendum che faceva paura quanto, piuttosto, sulla chiarezza che questo episodio di malapolitica fa sul rapporto elettori-eletti.
Se si fa un passo indietro, infatti, e si ritorna al periodo recente in cui il governo era partito con la lancia in resta verso la realizzazione di quelle centrali nucleari ai quali gli Italiani avevano già detto no con un altro referendum, si vede come tutti i rappresentanti del team berlusconiano, ed il Ministro Romani in testa, avevano cercato di vendere il loro verbo nuclearista in base a tre caratteristiche che questo avrebbe avuto. Nel corso dei vari talkshow in cui si cercava di ridicolizzare e zittire l’opposizione, le centrali che s’intendeva costruire sarebbero state sicure, economiche e, quindi, necessarie a risolvere i bisogni energetici dell’Italia. A nulla erano valse le obiezioni, le statistiche, i dati presentati da politici dell’opposizione e d’autorevoli scienziati che peroravano la causa delle fonti rinnovabili pulite accantonate dal governo a favore del nucleare. La crociata di Romani continuo’ imperterrita anche al momento in cui comincio’ a delinearsi l’orrore della catastrofe nucleare di Fukushima. Per giorni, ancora, si cerco’ di sostenere la tesi che l’evento eccezionale del terremoto collegato con lo tsunami avevano messo in crisi una centrale di vecchie caratteristiche costruttive e che in Italia la mancanza degli stessi rischi avrebbe reso a prova-d’incidenti le centrali di nuovissima concezione che s’intendeva costruire. Per tranquillizzare gli Italiani si cerco’ persino di minimizzare l’incidente giapponese che nel frattempo,invece, sconfessando platealmente i crociati del nucleare italiano, continuo’ ad aggravarsi sempre di più. Sui teleschermi furono tutti in grado d’assistere alle scene di disperazione dei Nipponici, di capire come erano stati ingannati e tenuti allo scuro sull’effettiva portata del devastante disastro che intanto giungeva allo stesso , temuto livello 7 di Chernobyl.
Fu solo allora, quando era ormai evidente che insistere sarebbe equivalso a darsi la patente di bugiardi, specialmente riguardo alle proteste d’essere in primo luogo interessati alla sicurezza del popolo italiano, che Romani e lo zoccolo duro dei nuclearisti decisero prima d’effettuare una pausa di riflessione, poi di rinunciare e di battere in ritirata. Ora, dopo questo sviluppo al Senato gli osservatori tanto sulla penisola che all’estero non possono fare a meno di porsi domande scomode ma allo stesso tempo ineludibili e tra queste: perché Romani ed il governo hanno affermato che il nucleare era sicuro? Perché visto che continuano a ripetere che la maggioranza e’ con loro non sono andati avanti col referendum? I particolari di questa reazione a catena d’eventi imprevedibili per Mr. B e per i suoi dimostrano in maniera dirompente, e nel caso rimanessero ancora delle perplessità, che non e’ affatto vero che politici eletti con la maggioranza del consenso popolare si curino poi degli interessi effettivi di chi li ha eletti. L’iniziativa pro-nucleare del Ministro Romani e dei suoi fa intravedere come anche in Italia gli interessi che si difendono sono quelli dei potentati economici tra i quali in primo luogo quello energetico e che ormai il sistema lobbistico e’ una realtà anche nel Belpaese.
In ogni caso, per coloro che credono in essa la provvidenza ha modi misteriosi di manifestarsi. Ci sono motivi per credere che il terremoto e lo tsunami giapponese ed il disastro nucleare di Fukushima hanno innescato in effetti una reazione a catena d’eventi rivelatori che ora mettono gli Italiani nella condizione di rendersi conto di come non ci si debba mai fidare delle promesse elettorali dei politici. La prudenza impone ai cittadini responsabili di non smettere mai di tenerne sotto controllo l’attività legislativa per evitare che questi diventino i rappresentanti d’interessi particolari lobbistici che sono in netta opposizione con quelli della stragrande maggioranza degli elettori. A riprova di ciò e’ arrivata la sconcertante ammissione del capo del governo italiano secondo il quale s’era preferito evitare un referendum che si era consci di perdere proprio perché l’agenda dell’amministrazione attuale e’ completamente diversa da quello che vuole in effetti il Paese. Invece che dare un colpo di spugna al nucleare s’è voluto, quindi, solo rimandare la sua attuazione e s’è ammesso che ciò si farà imponendolo con la forza in barba agli Italiani che non lo vogliono e che pure se lo ritroveranno nel giardinetto dietro la propria casa. E’ stato come se ancora una volta Mr. B, con il suo solito sorriso abbagliante da pubblicita’ dentifricia, avesse voluto dire ai suoi elettori che erano stati cattivi per non avere accettato quello che fa per il loro bene:“trust me, I’m a doctor”, fidatevi, sono un medico.
Putroppo, questo luminare della terapia dei mali nazionali italiani di cui ci si dovrebbe fidare ciecamente, e’ lo stesso premier del quale il politologo americano Edward Luttwak, nel corso di Ballaro’ del 26 Aprile ed in collegamento dagli Stati Uniti, ha fatto capire esplicitamente che e’ un personaggio poco decoroso col quale non si vuol perdere del tempo e che i capi di governo di tutto il mondo da Obama a Sarkozy preferiscono non incontrare.
RO PUCCI