Requiem per gli Stati disUniti d’Europa

 

a WINDOW on ITALY

HOUSTON, Texas – Dopo essere stata messa a dura prova dalla crisi economica la Comunità Europea sembra essere giunta al capolinea. Recentemente ha evidenziato di perdere la sua coesione prima a causa della guerra civile libica, che e’ stata gestita in maniera egoistica ed approssimativa e, poi, al verificarsi dell’ultimo flusso di cittadini extraeuropei in fuga dal nord Africa.

Mentre il primo scoglio e’ stato superato in qualche modo con il passaggio del coordinamento delle operazioni militari alla NATO, sembra che il problema che riguarda l’accoglienza e la gestione dei migranti si stia rivelando potenzialmente pericoloso per la sopravvivenza stessa del progetto unitario europeo. La crisi che ha per epicentro il Mar Mediterraneo, ora identificato come “mare nostro” da tutti i popoli che vivono intorno ad esso e da altri alle loro spalle, s’è aggravata indubbiamente per le rivolte che si sono verificate recentemente nei paesi arabi ed, in parte, per il conflitto in corso in Libia al quale partecipano in vario modo i paesi membri dell’Europa.

Dopo le scene d’estrema impreparazione e disorganizzazione nel gestire i migranti di Lampedusa, a seguito delle morti probabilmente evitabili della “gente delle barche” adesso, da questa parte dell’Atlantico, si ha l’impressione che il responsabile di tutto questo caos sia da ricercarsi non tanto nel Paese nel suo complesso, nel quale sono evidenti disponibilità e generosità, quanto nell’attuale governo italiano. Mentre il premier continua ad essere inviluppato in processi che lo vedono imputato e dai quali cerca di districarsi in tempo utile, ottenendo in Parlamento il varo di leggi ad usum delphini, il Ministro degli Interni leghista ha preso a strillare contro i partner di un’Europa che e’ unita forse solo sulla carta e sono in molti a ritenere che Maroni non e’ in grado di raccogliere l’aiuto sperato a causa della cattiva semina precedente in campo comunitario.

Ora, il ministro di un partito che da tempo va predicando contro l’Europa, contro l’Euro, e persino contro la stessa capitale del suo paese, per una crudele nemesi storica e per ironia del destino si vede sbattere la porta in faccia proprio da governi conservatori come il suo i quali credono negli stessi teoremi e nelle stesse politiche discriminatorie. Nonostante la Comunità Europea e la sua valuta ancora galleggino i segnali che si ricevono fanno prevedere un futuro in salita per questi governi che, al momento di sciogliere nodi importanti e risolvere crisi ineludibili, continuano a fornire risultati del tutto deludenti ai popoli che essi amministrano. Le prossime elezioni italiane ed il referendum rischiano di trasformarsi in un replay di quanto e’ stato visto verificarsi già in Germania. Purtroppo, il comportamento xenofobo della Lega e del suo capo, noto per le sue intemperanze volgari all’indirizzo degli extraeuropei approdati sulle coste italiane, non ha contribuito affatto a mettere l’Italia sotto una buona luce con i partner della Comunità Europea.

Si e’ avuta una perdita di decoro e di credibilità a livello internazionale ed, in occasione tanto delle riunioni che hanno portato al coordinamento militare per le operazioni da effettuare contro Gheddafi, quanto nelle trattative comunitarie per implementare una politica comune riguardo ai nuovi flussi migratori, i rappresentanti italiani sono stati snobbati e trattati come i membri imbarazzanti della famiglia. Per ultimo, il premier Silvio Berlusconi, che in più occasioni e’ stato accusato d’aver contribuito considerevolmente a questa perdita di prestigio, ha dichiarato che potrebbe anche passare la mano all’attuale Ministro della Giustizia Angelino Alfano, avvalorando cosi’ le ipotesi di molti analisti secondo i quali l’era del berlusconismo si sarebbe ormai conclusa.

L’Italia, probabilmente, cerca l’aiuto di una Comunità Europea che non c’è o che, nelle più rosee delle ipotesi, dovrebbe essere ben più unita e solidale di quello che dimostra d’essere nella congiuntura storica attuale. Nata per mettere fine alle rivalità ed ai grandi bagni di sangue che hanno funestato la sua storia questa, al momento della prova, mostra ripetutamente d’essere afflitta ancora dagli stessi egoismi nazionalistici che si sperava potessero esaurirsi per effetto della convivenza e del passare del tempo. Al blitz aereo francese in Libia, teso a rimpiazzare l’Italia sul mercato libico, in un nord Africa dove la nazione di DeGaulle ha avuto tradizionalmente un forte piedaterre coloniale, ha fatto seguito la presa di posizione del Ministro degli Interni francese Claude Gué ant che ha vanificato i permessi di libera circolazione rilasciati ai Tunisini in Italia, arrestando questi alle frontiere e rispedendoli al mittente senza perdita di tempo.

Da questo atteggiamento deciso dei cugini d’oltralpe sono nate le dichiarazioni isteriche, tanto del premier che del ministro degli interni italiano che, in caso di una mancanza di solidarietà da parte dei partner europei, prospettano l’uscita dell’Italia dall’area di Schengen. La Francia non e’ stata la sola a prendere posizione nei confronti del Belpaese e della sua incapacità di gestire il fenomeno migratorio che lo interessa direttamente. Critiche pungenti sono giunte anche dall’Olanda e dall’Austria i cui omologhi di Maroni, Gerd Leers e Maria Fekter hanno attaccato duramente tanto l’atteggiamento vittimistico del governo di Roma che gli atteggiamenti truculenti i quali, ad un certo punto, sono arrivati ad ipotizzare l’uso della violenza per fermare e scoraggiare l’arrivo di nuovi migranti illegali e d’altri profughi.

Rimane un fatto oggettivo ed inconfutabile, e questo riguarda il numero di cittadini d’origine straniera già presenti nei paesi della comunità europea che ora si mostrano recalcitranti nel cooperare con l’Italia. In alcuni di essi come l’Inghilterra, l’Olanda , il Belgio, la Germania e la Francia, appunto, sono già presenti percentuali molto elevate d’immigrati le quali rendono ridicole le proteste di un paese dove solo da poco si cominciano ad affrontare i problemi creati dal realizzarsi di una società multietnica. I Francesi che ora chiudono la porta a Ventimiglia, ricordano ancora bene le rivolte ed i saccheggi causati dagli islamici che si trovano da loro in gran numero e con i quali a stento riescono a fare passare leggi riguardanti la pubblica sicurezza come quella dell’eliminazione del burka. Ad essi, come ai Tedeschi e’ difficile proporre l’arrivo d’altri mussulmani che finirebbero per snaturare l’aspetto culturale del paese, proprio come fa prevedere minacciosamente per l’Italia l’ex Guardasigilli leghista Castelli quando paragona la situazione attuale italiana a quella verificatasi alla caduta dell’impero romano per opera dei “barbari”.

L’America conosce bene lo stesso problema rappresentato dall’arrivo annuale di quasi un milione di nuovi immigrati ispanici, molti dei quali illegali, ed il modo di gestirli, nonostante le diversità d’opinione d’alcuni stati più intransigenti come l’Arizona, non ha mai fatto intravedere la loro uscita dalla comunità federale alla quale essi appartengono.

E’ anche evidente che le minacce di secessione dei rappresentanti del governo italiano sono state ritenute ad un certo punto serie e preoccupanti dal Capo di Stato Giorgio Napolitano se questi, per correre ai ripari, s’è dovuto affrettare a dichiarare che e’ impensabile un’uscita del Paese dalla comunità perché’ “l’Italia senza l’Europa starebbe peggio”.

Alla paura ed all’insicurezza causate dall’arrivo di chi come gli Italiani delle grandi emigrazioni intraprende il cammino della speranza s’aggiunge quella della dissoluzione di una barca comune europea che rischia di fare naufragio a causa di nuove intransigenze e di vecchi egoismi.

Fino a questo momento l’Europa s’è interessata specialmente alle banche ed a tematiche economico-finanziarie evidenziando, per converso, la mancanza di una politica mediterranea comune tesa ad implementare, da una parte il processo di democratizzazione dei paesi arabi in fermento e, dall’altra, lo sviluppo economico che sarebbe in grado di fermare, o per lo meno di ridurre, il flusso migratorio. La realtà evidenzia in modo sconcertante che, fino ad ora, crudeli dittatori e governi illiberali come quello egiziano, tunisino e libico hanno goduto dell’appoggio di democrazie occidentali che sono note per la risonanza che danno alla loro opera intesa ad “esportare la democrazia”.

Nel caso poi del governo italiano, le dichiarazioni di alcuni noti esponenti leghisti come il Governatore del Piemonte Roberto Cota, secondo il quale la politica da intraprendere e’ quella d’aiutare i potenziali migranti “a casa loro”, cozzano sorprendentemente con l’entità dei fondi effettivamente destinati allo sviluppo che sono stati ridotti considerevolmente dal suo governo.

In effetti, il progetto unitario europeo non e’ mai stato cosi’ in pericolo come in questo periodo. Le intenzioni centrifughe minacciate da Berlusconi e da Maroni non sono le sole. S’è appreso anche che il leader del partito conservatore e nazionalista francese Marine Le Pen, pericoloso avversario di Sarkozy, ha dichiarato recentemente che, nel caso in cui il suo partito dovesse affermarsi nelle prossime elezioni, uno dei suoi obiettivi prioritari sarebbe quello di operare il distacco della Francia dalla Comunità Europea.

E’ il pericolo che corrono le costruzioni che non vengono portate a termine. In un’Europa, dove c’è stato sempre chi ha remato contro come il Regno Unito, eternamente ed amleticamente indeciso tra lo stare dentro o chiamarsi fuori, non si ha la determinazione sicura di pervenire all’unificazione politica, militare e culturale completa. Per questo motivo, in diverse occasioni, ci si rende conto di come la casa comune del Vecchio Continente poggi su fondamenta fragili e traballanti che mostrano di poter cedere all’improvviso per effetto delle scosse violente che le possono essere inflitte dagli eventi imprevisti della storia. Sfortunatamente, gli avvenimenti di queste ultime ore verificatisi al confine italo francese dove, in clamoroso contrasto con le norme di libera circolazione nell’area di Schengen sono stati soppressi persino treni diretti a Parigi sui quali avrebbero viaggiato Tunisini provenienti dall’Italia, forniscono una palese dimostrazione della validità di questo teorema.

RO PUCCI

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